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L'autismo ha plasmato l'evoluzione umana? Cosa dice davvero l'archeologia

Un post virale dice che i tratti autistici furono valorizzati 100.000 anni fa e hanno plasmato l'evoluzione umana. Ecco l'archeologia reale dietro l'affermazione, e dove esagera.

FindYourNeurotype Team 30 agosto 2026 6 min di lettura

Un post ampiamente condiviso afferma che 100.000 anni fa, le comunità preistoriche di cacciatori-raccoglitori "valorizzavano" i tratti autistici, che l'arte rupestre dimostra che artisti autistici hanno plasmato la cultura umana primitiva, e che per questo i geni legati all'autismo sono persistiti. Cita veri archeologi. Allora, cosa dice davvero la ricerca?

La vera ricerca dietro l'affermazione

La fonte principale è un articolo reale: Spikins, Wright e Hodgson (2016), pubblicato sulla rivista Time and Mind. Gli autori, archeologi dell'Università di York, propongono che circa 100.000 anni fa, un cambiamento verso quella che chiamano "moralità collaborativa", una struttura sociale più cooperativa e orientata al gruppo, abbia cambiato il modo in cui le bande di cacciatori-raccoglitori trattavano le persone la cui cognizione non si adattava alla norma sociale.

La loro argomentazione: qualcuno con una memoria eccezionale, un'attenzione intensa ai dettagli, o una forte comprensione degli schemi del comportamento animale o dei cicli vegetali sarebbe stato genuinamente utile per la sopravvivenza di un piccolo gruppo, nel tracciamento, nella raccolta, nella fabbricazione di utensili, anche se quella stessa persona faticava con le interazioni sociali quotidiane. In una struttura sociale più flessibile e cooperativa, quel tipo di variazione cognitiva poteva essere integrato come ruolo specializzato invece di essere escluso.

Dove il post virale esagera

Questa è un'ipotesi reale, pubblicata e sottoposta a revisione paritaria, non una prova di ciò che è realmente accaduto 100.000 anni fa. Diverse cose che il post presenta come fatti accertati non lo sono:

  • Non si può diagnosticare l'autismo dalle ossa. Non esiste alcun marcatore scheletrico o genetico che identifichi l'autismo nei resti preistorici. Questa è un'ipotesi comportamentale e sociale sulla struttura dei gruppi, non una diagnosi di specifici individui antichi.
  • L'arte rupestre non può essere attribuita ad artisti autistici. La stessa Spikins, nei materiali stampa dell'Università di York su questa ricerca, è stata esplicita: "non si può dire che parte di essa sia stata disegnata da qualcuno con autismo, ma ci sono tratti identificabili." Questa è un'affermazione molto più cauta della sicura dichiarazione del post secondo cui i dipinti "corrispondono allo stile di elaborazione visiva locale comunemente riscontrato negli artisti autistici."
  • Non c'è nessuno studio genetico dietro l'affermazione che "i geni sono persistiti". Non viene citata alcuna analisi del DNA antico né studio di selezione, perché non ne esiste alcuno che dimostri che varianti genetiche specificamente associate all'autismo siano state selezionate positivamente a causa di questo cambiamento sociale. L'ipotesi riguarda l'integrazione sociale, non la genetica.

Cosa significa questo

Togliendo l'esagerazione, resta qualcosa di genuinamente interessante: un'ipotesi archeologica seria e pubblicata secondo cui i gruppi umani hanno beneficiato a lungo della diversità cognitiva, e che tratti associati all'autismo, attenzione intensa ai dettagli, memoria eccezionale, forte riconoscimento di schemi, potrebbero aver avuto un valore reale e specifico in comunità piccole e cooperative. Questa è un'affermazione notevolmente diversa da "la scienza ha dimostrato che l'autismo ha plasmato l'evoluzione 100.000 anni fa", ma resta comunque genuinamente validante: suggerisce che gli stili cognitivi neurodivergenti non sono una deviazione moderna da una presunta norma ancestrale, ma uno dei tanti modi in cui la cognizione umana è variata per moltissimo tempo.

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Fonti: Spikins, Wright & Hodgson (2016), Time and Mind 9(4):289-313, "Are There Alternative Adaptive Strategies to Human Pro-Sociality? The Role of Collaborative Morality in the Emergence of Personality Variation and Autistic Traits"; Università di York, "Autism and human evolutionary success" (notizie di ricerca 2016).

Correlato: uno studio del 2024 ha trovato certe varianti di origine neanderthaliana più frequenti nelle persone autistiche. Cosa mostra e cosa no.

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